La scelta etica degli imprenditori no-tav

Made in Valsusa, la scelta etica di oltre cento imprenditori

di Daniele Nalbone                ( Articolo inserito da Paolo Gino )

Centosessanta adesioni tra imprenditori locali e “semplici” lavoratori autonomi. Questo il biglietto da visita con il quale, venerdì sera (ore 20,45) nella sala consiliare di Bussoleno, si presenterà Etinomia/Made in Valsusa, associazione di imprenditori «etici per la difesa dei beni comuni». Ci sono ristoratori, albergatori, fornitori di servizi per il turismo, agricoltori «ma anche idraulici, falegnami, piccoli artigiani» ricorda Giancarlo Bolzanin, una delle voci della nuova associazione, che precisa essere «semplicemente un cittadino impegnato a difesa della mia valle». Alle tante realtà resistenti contro la grande opera, quindi, da venerdì si aggiungerà anche questa associazione che riunisce «e rappresenterà – spiega Giancarlo – sia le imprese sia le partite Iva» che, opponendosi alla Tav, hanno deciso di lanciare una vera e propria «sfida al concetto secondo cui il lavoro debba sottostare a condizioni immorali e ai ricatti del potere per il quale se vuoi lavorare, devi accettare di tradire la tua comunità e la tua terra». Questi 160 imprenditori che non accettano di tradire la loro gente si sono riuniti per mesi nei vari presidi “No Tav” per stilare un Manifesto Etico di adesione a Etinomia che si batterà «per proporre un’alternativa “morale” al tradizionale modello di sviluppo». Vuoi perché – essendo cittadini valsusini – non possono che lottare contro l’idea che “la velocità è progresso”, ma soprattutto perché – da imprenditori valsusini – «non possiamo accettare il principio per il quale qualsiasi lavoro è buono e giustificato». Ma Etinomia non vuole essere un’associazione “confinata” nel movimento No Tav. «Siamo nati all’interno del presidio alla Maddalena di Chiomonte ma vogliamo proporci anche al di fuori della valle, a persone e imprenditori che hanno un’altra visione del mondo, dell’economia, del concetto di sviluppo». Ma in fondo è proprio questo il senso di chi, in Val di Susa, si sente “No Tav dentro”: «Con questo progetto vogliamo dimostrare che ogni comunità può trovare la propria identità puntando a uno sviluppo del “micro”, del proprio territorio, senza per questo piegarsi ai grandi progetti». Dopo la presentazione dell’associazione, sarà il momento della rete: «Stiamo per dar vita a un sito internet per farci conoscere al di fuori della valle, per permettere a chiunque di acquistare i nostri prodotti e servizi “resistenti”». Quindi sarà il momento dei gruppi di lavoro che verranno divisi per categorie di aderenti: agricoltori, commercianti, industriali… per iniziare progetti e collaborazioni con le amministrazioni locali volte sia al rilancio del territorio che al suo recupero, con un occhio particolare alle borgate abbandonate, alle aree urbane svuotate di abitanti. «Sviluppare “dal basso” la nostra terra, mettere in sicurezza il territorio e, ora che si sta assistendo a un “ritorno alle campagne”, bloccare nuove costruzioni per recuperare l’esistente». Entrando nello specifico del Manifesto Etico di Etinomia si comprende come questi imprenditori, agricoltori, commercianti, artigiani, «cittadini», si propongono come obiettivo centrale «quello di condurre le proprie imprese nell’ottica della tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio e del tessuto sociale con particolare attenzione all’ambiente e alla cultura locali». Per rendere possibile questo obiettivo, c’è un solo modo di agire: «Restituire centralità al ruolo del territorio» dove il concetto di territorio è da intendersi come «relazione consapevole tra una porzione di terra e la comunità che la abita». Un concetto, questo, assolutamente antitetico a qualsiasi Grande Opera. Oltre alla difesa della Valsusa, Etinomia ha anche un obiettivo “nazionale”: «Creare un movimento di imprenditori a difesa dei territori, e far sì che la Valle venga vista dagli imprenditori “di fuori” non come un luogo dove un certo numero di persone si oppone a un’opera infrastrutturale, ma come una comunità che vuole proporre un diverso modello di sviluppo, alternativo a quello che ha fatto precipitare l’Italia in una crisi di sistema».

in data:23/11/2011       il manifesto

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