Il criceto impossibile

di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio | 17 marzo 2012
Il criceto impossibile
La New Economics Foundation (NEF) di Londra ha già realizzato diversi rapporti in cui si mette in dubbio la possibilità di una crescita infinita dell’economia. Studi e parametri che, come l’Happy Planet Index, per misurare la qualità della vita, vanno ben oltre il mero calcolo della circolazione di merci e denaro, considerando invece le relazioni umane, la sostenibilità ambientale o l’impronta ecologica di ogni singolo individuo.

Quello in cui riescono meglio al NEF, però, è probabilmente la capacità di comunicare, ovvero la utilissima (e rarissima) abilità di andare a toccare tematiche delicate e complesse senza renderle argomenti per pochi accademici.

Il modo più geniale per farlo è forse l’istituzione di un club chiamato “Il criceto impossibile”. Attraverso un efficacissimo video di un solo minuto di durata, si spiega l’assurdità del concetto di crescita economica illimitata, chiedendo alla fine di aiutare il criceto protagonista del video a salvarsi da se stesso.

 Perché un criceto? Perché, come spiegato nel video, questo piccolo roditore dalla nascita all’età adulta raddoppia di peso e di dimensioni ogni settimana. Se però, una volta appunto raggiunta l’età adulta, non si dovesse fermare, raddoppiando di settimana in settimana raggiungerebbe al suo primo compleanno un peso di circa nove miliardi di tonnellate, diventando un mostro capace di divorare in un solo giorno la produzione mondiale di mais di un intero anno.

C’è una ragione per cui in natura si cresce in dimensioni solo fino a un certo punto. Quindi perché, si chiede il narratore del video, economisti e politici pensano che l’economia possa crescere in eterno?

Forse perché economisti e politici è da due secoli che ripetono la stessa cosa, ossia che bisogna costantemente crescere in dimensioni e quantità (ancor più che in effettivo benessere), convincendo le collettività che questo sia l’unico metodo per migliorare le nostre condizioni di vita.

Ma la rivoluzione industriale è lontana, e l’inerzia che caratterizza la forma mentis di coloro che si riempiono la bocca delle parole “sviluppo”, “progresso” o “innovazione” è difficile da combattere. Un nuovo paradigma culturale non solo è auspicabile da un giorno all’altro, ma è naturalmente guardato con scetticismo, soprattutto se le èlite dominanti sono le stesse da numerosi decenni.

Ma è soltanto una questione di tempo. Una verità, infatti, se davvero tale (come l’impossibilità di una crescita infinita in un ambiente finito) si afferma da sé. Lo diceva anche Arthur Schopenhauer: «Ogni verità passa attraverso tre fasi: all’inizio è ridicolizzata, poi è violentemente contrastata, infine la si accetta come evidente».

Link al video: http://www.impossiblehamster.org/

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